L’eccezionalità e l’assurdità della situazione che tutti noi oggi siamo costretti a vivere è destinata a lasciare un segno indelebile nelle nostre vite e nei nostri cuori.

A lezione sono sempre andata con grande entusiasmo, il caffè nel cortile a metà mattinata, la sigaretta al sole e le due chiacchiere con i colleghi di corso (che poi sono diventati tutti amici), l’aperitivo della sera, le uscite per il centro e poi via, di nuovo a studiare, di nuovo a vivere.

Tutto bellissimo, tutto perfetto, almeno fino a due mesi fa.

Nessuno di noi avrebbe mai pensato di trovarsi catapultato in una realtà ai limiti del reale, di sentirsi parte dello scenario catastrofico di uno di quei film dozzinali della lista “consigliati per te”, spogliato della propria libertà, delle proprie abitudini, dei propri errori, dei propri amori, dovendo fare giorno per giorno i conti con la più terribile delle paure.

Questo marasma generale si sta già ripercuotendo sulla vita di ognuno di noi, sulle nostre passioni e su tutti gli ambiti della nostra esistenza.

I suoi effetti perdurevoli sembrano essere accentuati dall’inerzia di una classe governativa oberata di problematicità, ciò a scapito delle categorie più fragili e precarie.

Tutta la debolezza della macchina della cultura e dell’istruzione che, come la sanità, hanno pagato i prezzi più elevati di una politica governativa “di taglio”, si sta facendo sentire e il senso di volubilità e sconforto che lascia dietro di sé ricadono inevitabilmente ed inesorabilmente anche su noi studenti che, con ogni probabilità, domani saremo la nuova classe dirigente di questo paese.

Per noi lo status di indeterminatezza è ulteriormente amplificato.

Veder ricompensati i propri compagni di corso arrivati al culmine del percorso di studi con nulla più che una cerimonia di gratificazione online è decisamente sconfortante.

Tutte le opportunità ed esperienze accademiche che l’Università ha sempre offerto stanno subendo una inevitabile battuta d’arresto.

La soppressione delle lezioni frontali attraverso una mera sostituzione telematica garantisce l’illusione di una certa continuità, ma non è minimamente paragonabile al fascino ed alla bellezza della lezione dal vivo, in aula, dove potevi cogliere la complessità dei concetti e delle parole anche con la semplice gestualità e carisma del professore.

I programmi di scambio internazionale e le esperienze di studi all’estero (Erasmus e Double Degree) soffriranno inequivocabilmente una brusca frenata, pur rimanendo ottimisti sulla conservazione dei fondi europei ad essi destinati.

L’interazione collettiva, vero motore del continuo dinamismo giovanile, sta sopravvivendo grazie ad una fitta rete social che, al momento, sembra essere una dolce illusione più vicina alla realtà.

Ma a tutto ciò si affianca la totale incertezza del mondo del lavoro.

La crisi dell’economia e la crescita ipertrofica del debito pubblico minano la continuità aziendale che, non v’è dubbio, comporterà evidenti ricadute sui lavoratori, sui professionisti e, al tempo stesso, su noi studenti figli di quella forza lavoro e costantemente alla prese con la ponderosa sfida di ricerca del proprio futuro professionale, oggi più che mai caratterizzato dalla temporaneità.

Temo che anche l’avvocatura ne risentirà.

Molti giovani avvocati, praticanti e neo laureati orientati verso un’ottica occupazionale e professionale comunitaria, appaiono perplessi e dubbiosi sulle effettive evoluzioni dell’Unione Europea rivelatasi, ancora una volta, pronta a dare le spalle ad alcuni Paesi in difficoltà.

Con la riapertura e la fine del lockdown ormai alle porte, ho paura che non sarà sufficiente “tornare come prima” e, forse, non torneremo neanche “migliori di prima”.

Per la ripartenza ci aspettiamo un aiuto che sia solido e permetta a noi giovani studenti e neolaureati di trovare prospettive di lavoro in Italia, di creare nuove realtà e di seguire e realizzare i propri sogni a casa propria senza sentire il bisogno di rifugiarsi all’estero.

Un piano di aiuti trasversale, un sostegno concreto a tutela dell’oggi per la difesa del domani.

Rachele Olivieri